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È una vecchia carampana!
Quante volte abbiamo sentito per es. Simona Ventura pronunciare questa parola, nel senso di una donna vecchia e brutta, di una vecchia megera.

primo 'nizioleto' che si incontra venendo dalla Calle dei Botteri

primo ‘nizioleto’ che si incontra venendo dalla Calle dei Botteri

Il termine deriva dalla casa abbreviata Ca’ della famiglia Rampani, in una area vicina a dove la Serenissima aprì il pubblico postribolo. A metà del Quattrocento le donne di malaffare si spostarono dal Castelletto all’area delle Carampane. Di siti se ne contavano oltre 30. Il cronista Marin Sanudo scriveva nel 1509 di oltre 11000 prostitute (molte se paragonate alle quasi 7000 di Roma).

Partendo dal Ponte di Rialto e dalla Ruga degli Oresi (orefici), passando per la Naranzaria (dove si vendevano arance) ed Erbaria, proseguendo per il campo delle Beccarie (macello) e la calle dei Botteri (bottai) si raggiunge il rio terà de le Carampane attraverso una calle stretta stretta.

calle che conduce al sotoportego de le carampane

calle che conduce al sotoportego de le carampane

La documentazione conservata agli Archivi di Stato di Venezia ed i libri in materia di meretricio a Venezia sono ricchi di documentazione. (1)

I primi documenti risalgono al Duecento. Nel 1228 due fratelli vennero intimati a sfrattare un tale che assieme alla moglie praticava tale attività. In una delibera del 1266  il Maggior Consiglio ordinava ai sei Signori di Notte, magistratura creata all’inizio del secolo, di sfrattare le meretrici e non affittare loro nulla. Nel 1287 il Maggior Consiglio decretò pene per quelle donne di servizio, serve, balie che si fossero dedicate appunto a quell’attività.

Nel 1314 il Maggior Consiglio dette facoltà ai Signori di Notte di sfrattare le donne che esercitassero nella loro casa. Nel 1320 vennero creati i Capi di Sestiere, sei patrizi ‘maturi’ che si occuparono della materia, assieme ai Provveditori alla Giustizia Nuova che controllavano l’attività dei tavernieri.

Perché i tavernieri? Molte erano le taverne a Rialto, non godevano di grande nomea, vi si giocava d’azzardo e le meretrici con i loro clienti portavano ad un incremento della vendita del vino, per cui spesso i tavernieri chiudevano un occhio.

Tutte queste leggi spinsero le meretrici a raccogliersi in una zona vicino a Rialto. A fine Trecento lo Stato veneziano decise quindi di ufficializzare una ‘sede’ nei pressi del mercato di Rialto, area ad alta concentrazione maschile, seppure come vedremo con iniziali difficoltà nella scelta dell’ubicazione.

dal rio terà de le carampane

dal rio terà de le carampane

PRIMO CASTELLETTO

Nel 1358 il Maggior Consiglio affermò la necessità di individuare un luogo appropriato a Venezia per uso delle donne di malaffare a causa della enorme quantità di gente che entrava ed usciva da Venezia. I Capi di Sestiere ricevettero l’incarico di ispezionare luoghi che potessero essere adatti a Rialto.

Dopo due anni il Maggior Consiglio deliberò a metà giugno che i Capi di Sestiere ed i Signori di Notte dovevano individuarlo entro agosto (sei settimane!), dato che tali donne erano assolutamente necessarie a Venezia e soprattutto poiché nulla era stato fatto. Nell’ipotesi in cui non si giungesse a risoluzione ciascun Capo avrebbe dovuto pagare una ammenda di tasca propria di 50 lire.

A metà dicembre sempre il Maggior Consiglio deliberò che i Capi di Sestiere avevano individuato con successo il luogo nei pressi della chiesa di San Matteo, non più esistente, ed anche sei custodi che avrebbero avuto licenza di portare armi per sedare eventuali risse e schiamazzi.

Iniziò così la storia del primo Castelletto; i  proprietari delle prime case erano le famiglie Venier e Morosini.

Ci sono varie ipotesi perché quest’area veniva chiamata Castelletto, termine che peraltro ricorre con lo stesso significato anche in altre città, Pisa, Avignone, Tarascona; secondo altri perché si trattava di un corpo di edifici circoscritti e difesi dai custodi, secondi altri ancora perché veniva abbinato ai Castelli ed alle Corti d’amore.

Una delibera del 1423 consente di desumere varie informazioni sulle abitazioni delle meretrici, sugli orari e sul luogo del ‘lavoro’.

tre nizioleti in zona Carampane

tre nizioleti in zona Carampane

SECONDO CASTELLETTO

Nel 1460 il primo castelletto era in via di demolizione ed erano stati scelti nuovi stabili vicini di proprietà delle famiglie Zulian e Priamo Malipiero.

Nel secondo Castelletto vivevano due Castellani dalle 14 alle 2 di notte per evitare molestie alle peccatrici, le quali pagavano 6 lire di piccoli di affitto nel caso dormissero lì, mentre se vivano nelle volte, locali cubicoli usati come magazzino per le merci, a Rialto solo 3 lire. Per lavorare si dovevano spostare fuori, nell’insula di Rialto, mentre vietatissimo era lavorare nelle osterie, taverne e stue.

A proposito di stufaioli. Fondamenta della Stua, Campiello de la Stua.

fondamenta de la stua

fondamenta de la stua

Le Stue, Stufe, erano i luoghi deputati ai chirurghi per curare i piedi (unghie e calli) in presenza di acqua calda, acqua usata sicuramente anche per immersioni in bagni caldi, nell’argento vivo, in caso di varie patologie.

campiello de la stua

campiello de la stua

Era interdetto a drappieri, fabbricanti di cappelli, orefici, artigiani vendere i loro prodotti alle donne senza la licenza dei Capi di sestiere.

Il figlio di Priamo, Dionisio Malipiero, nel 1496 e poi il nipote Priamo nel 1527 chiesero ai Dieci Savi sopra le Decime di ridurre le imposte poiché la rendita degli affitti si era ridotta drasticamente, il secondo citando anche un edificio vecchissimo e marcio (‘andarono totalmente in oblivione con grandissima iattura e danno di casa nostra’).

rio terà de le carampane

rio terà de le carampane

CORTIGIANE

I tempi stavano cambiando, si andava affermando un nuovo prototipo di figura femminile, la cortigiana. Le cortigiane oneste vennero mitizzate, con i loro nomi anticheggianti, con la loro educazione letteraria e musicale, specchio della nuova sensibilità rinascimentale, con la loro consapevolezza della libertà di spirito e possibilità di emancipazione dalle regole e costrizioni sociali del tempo.

Il Catalogo delle Cortigiane della prima metà del Cinquecento ne cita 215, la più famosa senza dubbio Veronica Franco, donna colta, intelligente, leale ed innamorata.

Oramai abbiamo attraversato il Campiello Albrizzi, costeggiato il Canale dei Meloni, attraversato il Ponte della Furatola (piccole botteghe che vendevano pesce fritto) e stiamo raggiungendo l’esteso e soleggiato Campo San Polo.

Ci attendono Calle dei Saoneri (fabbricatori di sapone), la corte del Luganegher (salsicciaio), la Calle del Tagiapiera (tagliapietra) e Rio terà dei Nomboli (tagli di carne di vitello o manzo).

In occasione delle prossima visita a Venezia potremo continuare a parlare delle molte leggi per limitare il potere delle Cortigiane (proibizione di indossare perle, usare gondole con felze ecc.) oppure i segni di riconoscimento delle meretrici, nonché soffermarci più diffusamente sulla interessante toponomastica a San Polo ammirando i classici ‘nizioleti’, i lenzuoli bianchi sui quali leggiamo i nomi delle calli, dei ponti.

Vi aspetto!

Fiona Giusto

www.venicetours.it

  • Cito solamente due libri, The Honest Courtesan di Margaret F. Rosenthal, The University Chicago Press, 1992 e Meretrices di Giovanni Scarabello, Supernova, 2008. Ricordo con nostalgia i miei due corsi di storia veneta tenuti dal Prof. Scarabello alla Facoltà di Lettere dell’Università di Ca’ Foscari negli anni Novanta.
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