In Italian

Nulla è così buono che a lungo andare non venga a noia.

In questo proverbio nulla si potrebbe sostituire con nessuno. Nessuno è così buono che a lungo andare non venga a noia, almeno a Venezia. Il culto della personalità non ebbe molto spazio a Venezia, nessuno era infallibile.

Eccezionale dunque l’evento di un unico veneziano a ricevere un busto, ancora vivente: Francesco Morosini detto il Peleponnesiaco (1619-1694), oggi esposto in Armeria a Palazzo Ducale.

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busto di Francesco Morosini

Francesco è rappresentato fiero ed orgoglioso vestito da capitano della flotta (toga alla romana con 5 bottoni a forma di oliva, copricapo a tagliere o a tozzo (tronco di cono rovesciato), e corti bastoni del comando), indossa un’armatura con stemma Morosini e leone marciano con la spada. Accanto la mappa del Peleponneso e sotto le mezze lune turche rovesciate sullo stemma, a simboleggiare la sconfitta degli ottomani.

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Correva l’anno 1687.

Il Capitano Generale da Mar era il più alto grado della marina militare veneziana, inizialmente eletto dal Maggior Consiglio, poi dal Senato con ratifica da parte del MC. La sua galera era la galera detta bastarda, a 4 ordini di remi ed a poppa il triplice fanale, fanò, che rimaneva poi di proprietà del capitano (vedi oggi palazzo Pisani, Albrizzi, Coccina Tiepolo).

Durante la carica e dopo il suo stemma gentilizio era sormontato da due bastoni incrociati e sormontato dal berretto a tozzo.

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Una sera tornando a casa vedo un portone aperto, adiacente una chiesa. Si tratta di un mercato di cose vecchie, leggo sulla porta a caratteri minuscoli. Entro, trovo una pila di libri, forme e colori diversi, scelgo un libro di Gino Damerini sul Morosini, edito nel 1929.

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Gino Damerini, Morosini

Il libro è intonso, ossia le pagine non sono state tagliate, quindi si leggono solo alcune delle pagine. A casa lo sfoglio con più calma.

Scopro ripiegata con cura una pagina della Gazzetta Veneta del 1931 che riporta un articolo dello stesso Damerini in occasione della visita del ministro greco a Venezia.

90 anni in un libro!

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Si conosce la giovinezza di Francesco, cresciuto senza madre ed imbarcatosi giovane. Le prime prove, la cariche di Provveditore e poi Capitano generale di Creta, la resa nel 1669 di Candia ai Turchi dopo 23 anni di combattimenti, i due processi di insubordinazione ed appropriazione, il trasferimento in Friuli. Rientrò in scena in occasione della guerra dell’Austria contro la Turchia nel 1683; nei 4 anni successivi riuscì in qualità di Capitano Generale da mar nell’impossibile, ad impadronirsi di fortezze ritenute imprendibili.

Durante l’assedio di Atene nel 1687 bombardò l’Acropoli e con un colpo di mortaio colpì e distrusse una parte del Partenone, polveriera turca.

Nell’articoli della Gazzetta di Venezia Damerini racconta come di sera spostando uno dei mortai con i quali si sperava di far breccia nella fortezza, l’Acropoli era infatti circondata da una cinta, per errore partì un cannone ‘un colpo terribile ed involontario’ che colpì il Tempio di Minerva, adibito dai Turchi a deposito di munizioni. Damerini spiega come non poteva essere intenzionale, altrimenti sarebbe stato fatto precedentemente, di giorno, e come la batteria dalla quale partì non fosse italiana e come il Morosini scrive in Senato con ‘cruciosa mestizia’ degli effetti della bomba caduta.

Nel 1687 ottenne dal Senato il titolo di Peloponnesiaco e busto posto nella sala del CdeiX.

“Il Senato a Francesco Morosini, il Peloponnesiaco, ancora in vita” (Francisco Mauroceno Peloponesiaco, adhuc viventi Senatus).

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L’anno dopo 1688 venne eletto all’umanità Doge ricevendo l’investitura a poppa della sua galea, ma tornò a Venezia solo un anno dopo nel gennaio del 1690, ovunque tripudio di gonfaloni, torri dell’Arsenale ornati con leoni dorati su damaschi rossi, il tutto organizzato con attenzione meticolosa dal Senato, Bucintoro ed arco di Trionfo a San Marco e fontane.

Nel 1693 divenne per la quarta volta Capitano Generale da Mar.

Poco dopo morirà a Nauplia nei combattimenti.

I suoi organi interni furono sepolti nella chiesa di Sant’Antonio a Nauplia, il suo corpo nella chiesa di Santo Stefano a Venezia.

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di Fiona Giusto

guida turistica abilitata di Venezia

www.venicetours.it

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