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SPECCHI

Nell’antichità gli specchi erano lastre molto semplici, in pietra (ossidiana in Anatolia 6000 a.C.), rame (in Mesopotamia ed Egitto 4000 e 3000 a.C.) o bronzo (in Cina 2000 a.C.), che venivano lucidate.

Plinio il Vecchio collocò la scoperta dello specchio in vetro nell’attuale Libano, raccontando come venisse soffiata una sfera, poi ritagliata la parte centrale, pertanto lo specchio risultante era concavo o convesso. Il vetro doveva esser sottile per non creparsi, soprattutto nel momento in cui a caldo si aggiungeva il metallo dietro; questo per aumentare la ‘riflettività’. Il vetro si rivelò presto un materiale dalle molteplici caratteristiche vincenti, una superficie liscia ed uniforme e difficilmente graffiabile o alterabile, pur se con poca capacità riflettente.

Nel Medioevo vennero prodotti i primi veri piccoli specchi, ma sempre convessi, in vetro in Germania e Lorena.

Nel Quattrocento i muranesi si cimentarono nell’arte dello specchio a cilindro, tagliando lastre rettangolari, posizionate poi uno accanto all’altra nel forno di raffredamento. Successivamente in città gli specchieri le spianavano e lucidavano.

lavorazione dei cristalli da specchi dall'Encyclopédie

lavorazione dei cristalli da specchi dall’Encyclopédie

lucidatura dei cristalli da specchi dall'Encyclopédie

lucidatura dei cristalli da specchi dall’Encyclopédie

 

Bellini nella tavola dell’Allegoria della Vanità alle Gallerie dell’Accademia dipinge la Vanità con un piccolo specchio tondo in mano. Decine saranno gli specchi nella Venere allo specchio di Tiziano a Washington, o di Veronese al Louvre, o di Velazquez alla National a Londra. La loro Venere regge e si riflette in uno specchio che risulta un piccolo rettangolo, lontano ancora dagli specchi muranesi seicenteschi e soprattutto settecenteschi.

Velocemente Murano ottenne il monopolio di questa produzione. Il tutto fu tenuto il più segreto possibile (‘conservato con tanta gelosia‘) con il ferreo divieto di divulgazione.

Pare che nella seconda metà del Cinquecento la produzione muranese di specchi fosse già molto affermata, quando un medico bolognese Fioravanti descrisse nel 1571 nel suo Specchio di scienza universale in dettaglio la procedura ‘veneziana’ con amalgama di mercurio e stagno.

Ca' Rezzonico, Sala del Parlatorio

Ca’ Rezzonico, Sala del Parlatorio

GUERRA DEGLI SPECCHI

A fine del Seicento il reclutamento di maestranze muranesi da parte di Colbert originò la Guerra degli Specchi.

Il potente Jean-Baptiste Colbert, economista, politico francese e dal 1665 controllore generale delle finanze francese, si rivolse nel 1664 all’ambasciatore di Francia a Venezia, Pietro De Bonzi per reclutare un buon numero di vetrai con l’intenzione di avviare una produzione di successo anche nella capitale francese.

Bonzi scrisse che a Murano vi erano due botteghe ‘dove si facciano grandi cristalli da specchi gli operai che ne sono capaci essendo in piccolo numero e non vi si riceve nessun straniero per lavorare’. De Bonzi si applicò con zelo, ma con scarso esito, essendo i maestri vetrai timorosi di ‘etre jetè dans la mer’ !

piazza di Ermanno Nason al museo del vetro

piazza di Ermanno Nason al museo del vetro

Nicolas Du  Noyer, ricevitore di imposte a Orleans, aveva acquistato nel 1665 nella periferia parigina fabbricati per costruire locali per le future fornaci ed alloggi per i maestri e ne divenne una sorta di direttore. Un maestro vetraio Paolo Mazzolao giunse da Rouen per aiutare in tali preparativi.

Colbert, impaziente dopo un primo tentativo fallito con un suo agente, diede l’incarico al proprietario di una vetreria a Nevers di procedere a un nuovo tentativo di ingaggio, ‘sviare dall’arte‘ come scrivevano gli Inquisitori. Costui inviò il genero che si avvalse di un conoscente e nel luglio del 1665 finalmente partì con un nugolo di ‘fuoriusciti’ per giungere a Parigi il 7 agosto del 1665, come riportò con dovizia di particolar, l’allora ambasciatore veneto Alvise Sagredo, ‘sian giunti in Parigi tre muranesi che si chiamano Antonio Cimegotto, detto della Rivetta, Gieronimo Barbin e Zuanne di Polo, havendo lasciato a Nevers quattro compagni’.

Un mese dopo giunse la risposta degli Inquisitori; l’ambasciatore si affrettasse ad invitarli presso la sua abitazione per ‘snidar l’unione che si va ingrossando’. Mazzolao e i tre maestri non si fecero convincere.

Nell’ottobre 1665 la compagnia di Du Noyer ricevette i primi privilegi ventennale per far ‘specchi della stessa grandezza, limpidezza e perfezione di quelli che si fabbricano a Murano’. La fabbrica fu anche esonerata dal pagamento di diritti vari, si poté fregiare dello stemma reale, le maestranze muranesi vennero lautamente compensate con alloggio, stipendi e pensioni. Venne introdotta una tassa di importazione dall’estero del 10 percento.

L’ambasciatore veneziano che succedette nel novembre 1665 al Sagredo, Marcantonio Giustinian cercò con successo – con promesse e minacce – di ritardare l’inizio della produzione.

Poi, nel febbraio 1666, Du Noyer scrisse a Colbert che i muranesi avevano iniziato i primi saggi ed attendevano una sua visita. I risultati sembrarono essere tuttavia meno perfetti di quanto annunciato; si continuava con l’importazione in Francia di specchi da Murano. Si ventilò l’ipotesi di aumentare l’imposta sui prodotti in entrata, ma i muranesi fuoriusciti chiesero a Colbert di favorire la loro produzione, condizione che venne prontamente esaudita a fronte della richiesta di formare maestranze locali.

dettaglio di specchio a Ca' Mocenigo

dettaglio di specchio a Ca’ Mocenigo

Il 29 aprile 1666 il Re Sole e Colbert onorarono i muranesi visitando la fornace a Parigi come narra il Giustinian, continuamente redarguito da Venezia di far rientrare gli ‘scellerati vetrieri’ anche consegnando loro lettere di suppliche di ritornare dei famigliari (e mogli), rimasti a Murano.

Du Noyer mise al corrente Colbert che i veneziani non avevano intenzione di spiegare nulla ai francesi.

 

Ca' Rezzonico, Sala del Trono

Ca’ Rezzonico, Sala del Trono

Ca' Rezzonico, Sala del Trono

Ca’ Rezzonico, Sala del Trono

 

 

 

 

 

 

 

 

 

‘SI VEDE CORRERE IL TUTTO AL PRECIPITIO’

Il 1667 registrò il blocco delle importazioni di specchi in Francia ed improvvisamente la morte di un lucidatore muranese e di Domenico Morasso, un vetraio. Gli Inquisitori si attivarono a Venezia imprigionando chi cercava nuove reclute per la fabbrica parigina e scrissero all’Ambasciatore di agire per eliminare il blocco ed usare qualsiasi modo avendone ‘pienissima facoltà‘ snidando possibili fuoriusciti.

La situazione si fece critica, il sospetto dietro all’angolo. I tre ‘scellerati’ vetrai si dichiarano pronti a rientrare, ma solo su ordine della Repubblica al loro ‘natural nido’. Dopo essersi garantiti il perdono fecero ritorno in laguna nel giugno 1667.

A Parigi di lì a poco verrà ultimata la favolosa Galleria degli Specchi a Versailles, con più di 300 specchi.

Ca' Rezzonico, Sala Lacche Verdi

Ca’ Rezzonico, Sala Lacche Verdi

Ca' Rezzonico, Sala Lacche Verdi

Ca’ Rezzonico, Sala Lacche Verdi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come continua oggi la tradizione degli specchi veneziani?

Una visita al Museo del Vetro ed all’isola di Murano Vi può dare una idea…

Fiona Giusto
www.venicetours.it

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