Nel meraviglioso palazzo Ca’ Rezzonico (leggi due articoli su Vezzi e Cozzi) si possono ammirare dal 7 marzo fino a 8 giugno 2026 I Guardi di Calouste Gulbenkian; si tratta di 10 dipinti di Francesco Guardi che provengono dal museo Coulste a Lisbona.
IL SETTECENTO VENEZIANO
Nel Settecento Venezia era un ‘lazzaretto politico’ (M. Levey), eppure rimaneva una città importante grazie al turismo europeo, poiché mezza Europa viaggiava verso Venezia o faceva tappa qui durante il proprio Grand Tour.
Alla decadenza territoriale, economica e finanziaria non corrispondeva tuttavia un declino in campo artistico, anzi si assisteva al fenomeno contrario, si assisteva ad un risveglio delle arti minori e soprattutto la pittura tornava a fiorire.

il Canal Grande presso il ponte di Rialto
LA PITTURA
Esistevano molte ‘categorie’ di pittori, ciascuno con una propria committenza ed un proprio pubblico.
Al primo posto i pittori di STORIA che godevano di grande prestigio (Piazzetta, Pellegrini, Pittoni, Guarana), poi i PAESAGGISTI, sicuramente su un piano inferiore (Ricci, Zuccarelli, Zais).
C’erano poi i pittori di GENERE (Pietro Longhi, Zompini), i RITRATTISTI (Bombelli, Carriera, Amigoni, Alessandro Longhi), altra categoria molto diffusa e popolare.
Poi i VEDUTISTI (Canaletto, Carlevaris, Bellotto, Marieschi) ancora più umili che ringraziavano i turisti e i loro gran tour.
E qui si collocava FRANCESCO GUARDI, un pittore veneziano che nel Settecento non godeva della fama che gode oggi.
FAMIGLIA GUARDI
La famiglia GUARDI proveniva dal Trentino. Il padre DOMENICO GUARDI dopo un soggiorno a Vienna si era trasferito a Venezia e conduceva con i 3 figli GIAN ANTONIO, FRANCESCO (battezzato nella chiesa di Santa Maria Formosa) e NICOLO una bottega.
Fino alla morte di Gian Antonio (1699-1760) era sicuramente Gian Antonio la figura dominante nella bottega e spesso è difficile distinguere la mano. A lui viene attribuito quel piccolo capolavoro, le formelle dell’organo dell’Angelo Raffaele, anche se si trattava di una commissione modesta.
FRANCESCO GUARDI
A Francesco (1712-1793) si comincia ad accennare solo dopo la morte del fratello, e viene menzionato come vedutista.
Il Gradenigo descrive il nostro Guardi nel 1764 come ‘buon allievo del celebre Canaletto’. Non è chiaro se è da intendere in senso letterale o meno.
VEDUTE
Certamente usò i modelli derivati da quadri ed incisioni di Canaletto per i luoghi iconici (il ‘copiare’ i soggetti era molto frequente nel Settecento), per poi sviluppare uno stile molto personale.
Le sue figure trepidanti, sembrano pervase da un leggero movimento. Le architetture sono delineate con un tratto quasi ondulato, sfuggono a quella gabbia di linee orizzontali e verticali di Canaletto.

dettaglio, Regata sul Canal Grande
SOLENNITA DOGALI
Guardi perpetua nelle feste e cerimonie forme codificate. Vero soggetto sono le distese d’acqua increspate del bacino di San Marco formicolante di imbarcazioni, il gioco di luci, i riflessi del cielo nell’acqua, il cielo annuvolato e tempestoso. I colori sembrano sfaldarsi o meglio dissolversi.

Regata sul Ponte di Rialto sul Canal Grande
Più che rappresentare Venezia in maniera scientifica con la camera ottica la interpreta, con un senso di movimento, la fa vibrare.
CAPRICCI
In mostra sono esposti anche bellissimi esempi di capricci, paesaggi nei quali a elementi reali si affiancano ruderi e rovine immaginarie, simili a quelli che si potevano osservare nelle isole della lagun
Non sono malinconici però, né nostalgici, ma incantanti.

Capriccio
Fu il primo pittore a spingersi a dipingere la terraferma, Dolo e le chiuse.
Se volete scoprire di più e visitare il tempio del Settecento veneziano scrivetemi.
Fiona Giusto