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Molte erano in passato le attività artigianali economicamente rilevanti a Venezia come quella dei calzolai, i calegheri (da caliga, la scarpa sandalo dei militari).

Riuniti in una corporazione con capitolare fin dal Duecento, il cronista Martino da Canal li menziona in occasione dell’elezione del Doge Tiepolo nel 1268.

Nel Settecento era a Venezia l’Arte con i maggiori iscritti dopo i marangoni, i falegnami, ed i testori de seta, tessitori.

Ancora oggi si trovano ovunque tracce dei calegheri.

Partendo dalla Basilica di San Marco si scorgono due calzolai nell’arcone del portale di ingresso, uno introduce una forma in una scarpa, il secondo dà forma ad uno stivale.

arcone del portale principale della Basilica di San Marco

arcone del portale principale della Basilica di San Marco

All’interno della chiesa Aniano, il patrono veneziano dei calzolai è rappresentato in uno smalto della Pala d’oro, in un riquadro della Pala Feriale di Paolo Veneziano del 1345 ed in due mosaici nella cantoria di sinistra e nella Cappella Zen.

Aniano era il ciabattino al quale San Marco si rivolse durante una predica ad Alessandria a seguito della rottura di un laccio del suo sandalo. Aniano si ferì nel tentare di riparlarlo e Marco lo guarì miracolosamente, motivo che indusse Aniano alla conversione ed al battesimo.

Passando poi al Palazzo Ducale il capitello del lato occidentale ci presenta un calzolaio con pettorale e grembiule, mentre a sinistra si riconosce la lesina, ed a destra il trinchetto e nella parte superiore l’iscrizione ‘cerdo sum’ sono ciabattino.

capitello dei mestieri del Palazzo Ducale

capitello dei mestieri del Palazzo Ducale

Il capitello originale è esposto nel Museo dell’Opera.

capitello originale dei mestieri del Palazzo Ducale

capitello originale dei mestieri del Palazzo Ducale

Ritornando poi sui nostri passi troviamo menzionati nella pavimentazione della Piazza sia l’arte dei calegheri che dei zavateri.

zavateri riparavano calzature o potevano fare di vecchie scarpe ciabatte. Non potevano produrre con tomaie nuove e con suole vecchie.

Arte dei Calegheri, 1625, Piazza San Marco

Arte dei Calegheri, 1625, Piazza San Marco

Arte dei Zavateri, 1625, Piazza San Marco

Arte dei Zavateri, 1625, Piazza San Marco

Queste due scritte (sostituite nel 1998) in Piazza San Marco sono incise sui listoni di marmo bianco e ricordano la posizione dei banchi in legno dei calegheri e zavateri nel 1625, quando durante la Festa dell’Ascensione, della Sensa veniva organizzata una fiera campionaria, ospitata all’interno di una architettura temporanea costruita per l’occasione.

Festa della Sensa di Gabriel Bella alla Querini Stampalia

Festa della Sensa di Gabriel Bella alla Querini Stampalia

Festa della Sensa di Gabriel Bella alla Querini Stampalia

Festa della Sensa di Gabriel Bella alla Querini Stampalia

Dalla Piazza procediamo al Museo Correr dove è esposta la Tavola dell’Arte o Insegna dei calegheri, in passato esposta nell’Ufficio della Giustizia Vecchia a Rialto.

La tavola ci mostra Aniano e San Marco all’interno di una bottega.

Insegna dell'Arte dei Calegheri, pittore veneto del Settecento

Insegna dell’Arte dei Calegheri, pittore veneto del Settecento

Accanto vari esempi di scarpe.

Esposti anche zoccoli, detti patiti, che avevano intarsi in osso e madreperla, con disegno geometrico.

zoccoletti in legno

zoccoletti in legno

zoccoletti in legno

zoccoletti in legno

Esposte al Correr anche gli zoccoli, detti calcagnetti, usati già nel Cinquecento da cortigiane.

La Chopine aveva una funzione pratica di proteggere gli abiti dal fango, altri sostengono dall’acqua alta. Le pianelle limitavano i movimenti delle donne in generale e scherzosamente si dice inventate da mariti insicuri e gelosi che volevano render difficili le sortite delle consorti.
Erano in legno e/o sughero, la zeppa era ricoperta di cuoio o velluto.

calcagnetto

calcagnetto

Varie erano le norme per limitarne l’altezza. Era stato imposto un limite di 8 o 9 cm, ma non venne mai rispettato.

calcagnetto

calcagnetto

scarpa femminile con tomaia in seta

scarpa femminile con tomaia in seta

Proseguiamo verso campo Santo Stefano, all’interno della omonima chiesa, dove i calzolai tedeschi, che già dalla fine del Trecento si erano separati dai confratelli veneziani, si raccoglievano presso l’altare della Beata Vergine Annunziata, decorato con 4 piccoli scudi a forma di scarpa.

Da lì a due passi raggiungiamo Calle delle Botteghe, dove i calegheri tedeschi si riunivano in una casa che a fine Quattrocento era stata donata da un calzolaio tedesco per farne un ospizio.

Lapide rettangolare con altorilievo datata 1659 con elegante scarpa con punta quadrata ed allacciatura a bottone

Lapide rettangolare con altorilievo datata 1659 con elegante scarpa con tacco, punta quadrata ed allacciatura a bottone

Scarpa con allacciatura a bottone

Scarpa con allacciatura a bottone

Scarpa con allacciatura a nastro

Scarpa con allacciatura a nastro

Il tacco fece la sua comparsa alla fine del Cinquecento. Durante il regno di Luigi XII questo era basso e quadrato, con Re Sole divenne più alto.

Con la gondola traghetto attraversiamo il Canal Grande e raggiungiamo Campo San Tomà.

La confraternita inizialmente si riuniva nella Chiesa della Carità dove si celebrava Sant’Aniano il 2 dicembre e poi nella chiesa di San Tomà.

Nelle altre città i protettori dei calzolai erano Crispino e Crespiniano, ma vista la presenza di San Marco nelle vicissitudini di Sant’Aniano a Venezia si scelse quest’ultimo.

Sulla facciata è collocato un altorilievo proveniente dalla Chiesa dei Servi della Scuola della Misericordia.

Interessante la lunetta ogivale con bassorilievo policromo del 1478 di Pietro Lombardo.

lunetta ogivale della Scuola dei Calegheri a San Tomà

lunetta ogivale della Scuola dei Calegheri a San Tomà

Sottostante i nomi del gastaldo (presidente) e del messer (tesoriere) e nell’architrave tre sagome di scarpe.

sagoma sull'architrave

sagoma sull’architrave

sagoma centrale sull'architrave

sagoma centrale sull’architrave

sagoma sull'architrave

sagoma sull’architrave

Per poter venire ammessi all’Arte si doveva essere maschi (le vedove potevano tener aperto solo per un periodo massimo di 6 mesi), avere compiuto 18 anni ed esercitato periodo di servitù e negli ultimi decenni del Settecento essere sudditi dello Stato Veneziano.

Poi bisognava superare una prova creando 3 paia di scarpe da donna e da uomo e pagare la benintrada, una comune tasse di iscrizione.

Durante una visita potrete apprendere di più sulla legge dei passi, delle costanti liti tra calegheri e zavateri, della durata delle cariche che non potevano venir rifiutate da nessuno se non con ammenda e molto altro.

Anche questa confraternita venne soppressa con la caduta della Repubblica ed è oggi sede al primo piano di una biblioteca civica, mentre il piano terra ospita una saletta per conferenze.

Da lì ci dirigiamo verso Piazzale Roma in direzione Villa Foscarini Rossi, Museo della Calzatura, inaugurato nel 1995. La Riviera del Brenta è sede di oltre il 75 per cento dei calzaturifici del Venezia e il 12 per cento di quelli nazionali.

Fiona Giusto

www.venicetours.it

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